Ancora su arte di lavorare e arte di governare

di Gabriele Pillitteri

 

Continuiamo  a fare il raffronto fra l’arte di lavorare ( missione del blog) e l’arte di governare che riguarda tutti. Governare è un Lavoro un po’ più speciale, di competenza esclusiva degli Eletti, pertanto, metterlo sullo stesso piano del lavoro che si svolge nelle organizzazioni che producono beni e servizi, non sarebbe del tutto giustificato.  Noi ci rimettiamo al giudizio del lettore: che il raffronto sia utile o meno per la comprensione della realtà, lo decida lui.

Da qualche settimana si sente parlare  di “ Decreto Sviluppo” come di una importante strategia del Governo volta a sostenere la crescita dell’economia. Di certo finora si conosce solo la data del 20 ottobre in cui il Decreto sarà presentato. Per il contenuto non si sa nulla salvo le solite indiscrezioni. Spicca  una nota di colore venuta alla luce nei dialoghi fra importanti esponenti di governo, e riportata dalla stampa. E’ più di una nota, è una bussola che indica  la direzione che prenderà  il decreto: “ non si fanno le nozze con i fichi secchi”. Fuor di metafora:” senza quattrini niente sviluppo”. Da quel momento è iniziato un via vai  di avventurose invenzioni su come trovare i denari per lo sviluppo; chi dalle pensioni baby, chi dalle pensioni tout court, chi da condoni di varia natura, chi dai grandi patrimoni, chi dalla vendita dei beni dello Stato, e così via elencando. Nessuno che indichi la via maestra dei tagli agli sprechi, alle spese superflue, agli investimenti fasulli, ai finanziamenti alle varie corporazioni ed ai partiti, agli stipendi dei manager pubblici fuori da ogni logica di mercato. Sicuramente una bella somma che potrebbe essere investita per lo sviluppo.

Proviamo per un momento ad immaginare come si comporterebbe il management di una impresa che affronti nella sua organizzazione una situazione simile a quella che attraversa il nostro Paese e che si presenta pressappoco così:

1)      crescita del Pil anemica, non più di qualche decimale di punto, insufficiente per intaccare il debito  nel medio e lungo termine.

2)       Debito pubblico che sfiora il 120 % del Pil. Conseguenza di non sapere chiudere i rubinetti della spesa pubblica.

3)      Gli interessi pagati per il finanziamento del debito pubblico sono più alti di quelli pagati dalla Spagna, e inferiori solo a Portogallo e Grecia. Conseguenza dei punti 1 e 2.

A parte il fatto che un’impresa nella situazione di cui sopra  sarebbe già in bancarotta, un management responsabile  per prima cosa esclude l’idea balzana  di chiedere denari al consiglio di amministrazione; sarebbe come buttarli nel fuoco. Decide quindi di “fare le nozze con i fichi secchi” ma nello stesso tempo si impegna a:

1)  Eliminare gli sprechi di risorse retaggio  dei bei tempi andati

2)  Aumentare l’efficienza dei processi amministrativi e produttivi cercando di incrementare la produttività e diminuire l’impatto del costo del personale.

3)  Rivedere gli stipendi dei manager rapportandoli a quelli delle altre compagnie del settore o adeguando le remunerazioni agli obiettivi.

4)  Mettere in vendita gli asset che ritiene  non strategici conferendo il cash ottenuto  alla diminuzione del debito.

5)  Chiudere le filiali improduttive che non hanno prospettive di aumentare il fatturato.

6)  Eliminare i costi dei consulenti che non generano valore.

Vediamo a cosa corrispondono i punti di cui sopra nell’arte di governare:

- Non chiedere denari al consiglio d’amministrazione significa evitare accuratamente “ condoni”, e nuove tasse.

- Eliminare sprechi e attività non utili al funzionamento dell’impresa significa cominciare il disboscamento degli enti inutili di matrice politica con l’ eliminazione delle Province, e con la revisione del finanziamento pubblico ai partiti, per renderlo meno oneroso.

- Aumentare l’efficienza dei processi burocratici significa che nella Pubblica Amministrazione bisogna lasciare mano libera al Ministro Brunetta.

-  Rivedere gli stipendi dei manager pubblici e dei politici rapportandoli ai valori ottenuti dal bench mark  di analoghe posizioni in Francia o Germania; anche in  questo caso bisogna lasciare mano libera al Ministro Brunetta.

-  Chiudere le filiali improduttive significa eliminare gli enti che non producono alcun servizio ma sono solo un costo, ed esercitare un controllo rigoroso “ centralizzato”( altro che  Federalismo) su tutti i centri di costo.

-   Eliminare i costi dei consulenti che non generano valore significa mandare a casa il 90%  dei circa 200000 ( duecentomila) soggetti la cui funzione consiste nel far fare bella figura ai convegni al Ministro o al sindaco o all’assessore regionale con progetti che finiscono quasi sempre negli archivi creando un ulteriore costo di conservazione.

-   Mettere in vendita gli asset non strategici significa privatizzare le oltre 5000 società inventate dagli enti locali per gestire i servizi delle città. Queste società pullulano di consiglieri di amministrazione e di assunzioni clientelari, sono una sciagura il cui effetto devastante è ulteriormente aumentato, dopo il referendum sulla privatizzazione del servizio di gestione dell’acqua. E’ un tipico esempio di” non arte di governare”; infatti si da caso che il Governo  non abbia minimamente difeso, al referendum, la sua legge promulgata dall’ex ministro Ronchi in tempi non lontani; pilatescamente  invitò i cittadini a votare secondo coscienza, garantendo così la vittoria  a chi, auspicando la gestione pubblica  del servizio dell’acqua, l’ha consegnata direttamente nelle mani rapaci dei partiti.

E’ lecito porsi alcune domande: perché chi governa non riesce a governare? Da cosa dipende l’incapacità di applicare l’arte di lavorare all’arte di governare? Dipende da come le persone in politica interpretano la loro funzione ? Dipende dall’assenza di amor di patria?  Dipende dal particolare tipo di ambiente politico e burocratico creato dal gigantismo legislativo italiano che tende a imbalsamare  chi governa  con  lacci e laccioli? Oppure dipende dall’assenza di una tradizione politica di governo?

  • Paolo

    Argomento fin troppo vasto, anche da commentare. Certo la vorace e autorefenziale classe politica sintetizza il peggio dell’individualismo e del particolarismo ahinoi tipici della nostra storia. Certo le ricette del “maestro” Pillitteri oggi troverebbero fertile terreno di applicazione, anche perchĂ© quando un parlamento sostanzialmente abdica ai propri doveri è necessaria una cura anomala, quindi la ricetta “manageriale” sarebbe gran cosa. Io però, utopista indefesso, sogno uno stato in cui la burocrazia aiuti il cittadino (Francia) senza penalizzarlo e senza essere un semplice costo per la collettivitĂ , uno stato in cui i politici facciano i politici, quindi siano capaci di indirizzare attraverso scelte anche coraggiose una nazione verso un bene comune, in cui gli imprenditori facciano impresa, con le logiche primarie del libero mercato, cioè il guadagno attraverso il rispetto delle regole basilari di etica e concorrenza. Oggi il nostro paese ha deliziosamente scambiato i ruoli, i politici fanno gli imprenditori, e viceversa, con esiti evidentemente drammatici. L’unico pensiero construens è: back to basics, si ritorni all’essenza e con umiltĂ  si ricominci a lavorare per il bene del paese.

  • roberto manicardi

    Problema Italia: PIL basso, debito stratosferico, economia debole, politica impotente…sono decenni che ci trasciniamo queste palle al piede….la crisi globale ha semplicemente fatto venire allo scoperto tale cronicitĂ .
    Tutto deriva da un “peccato originale”.
    Ecco una filiera logica: illuminismo…giacobinismo…marxismo…comunismo…falso mito del paradiso russo…PCI forte e ben foraggiato…concessioni…compromesso storico…settori nevralgici lasciati a una sinistra cattiva, vendicativa e giacobina (universitĂ , magistratura, sindacati)…ampio welfare pagato coi debiti…….
    Per evitare che il comunismo la vincesse facendo leva sulla parte gonza e ignorante dell’elettorato, con le sue grezze formulette e paradisiache promesse, si è dovuto aprire la borsa e spendere (ma anche molto spandere) con soldi che non ci sono.
    Ora bisogna pagare e nessuno pare lo voglia fare.
    Fortuna che l’elettorato italiano, anche influenzato da una radicata cultura moderata di derivazione cattolica, è sempre stato maggioritariamente di centro.
    Si sentono ora sempre più forti campane che vorrebbero un ritorno al proporzionale, e nomina di deputati scelti dal basso anzichè imposti dai vertici di partito: ciò è la via più breve per tornare al consociativismo clientelare e ai costosi baratti dei decenni passati.
    L’attuale sistema elettorale(due blocchi contrapposti) deve essere invece difeso e rafforzato.
    Salvo esperienze di governi di sinistra, brevi errori da cui si torna sempre indietro, la maggioranza sarĂ  sempre moderata.
    La sinistra comunista e catto-comunista è destinata (ripeto: con l’attuale sistema elettorale) a essere sempre minoranza e nel tempo marginalizzata anche culturalmente.
    Per questo tale area politica è così scomposta, aggressiva e cattiva: non ha altri strumenti.
    E l’impresa ??? Nel piccolo è la stessa cosa della societĂ  intera…. si è mai vista una impresa governata da cariche manageriali “votate” dal basso ???
    Da che mondo esiste in qualsiasi gruppo umano, tribĂą, comune, repubblica, stato, ecc emergono una o piĂą figure di leader. Se sono piĂą di uno ci saranno fazioni, partiti, che si scanneranno facendosi guerra.
    Succede anche tra tutte le altre razze di mammiferi che popolano il pianeta.
    Il voto “democratico” è un ottimo surrogato per evitare guerre civili.
    E’ illusione credere che il voto crei dal basso il sistema di governo. Il voto non crea nulla.
    Il voto fornisce solo e semplicemente consenso a leader giĂ  emersi.
    Anche il manager d’impresa necessita di consenso.
    Se così stanno le cose quello che serve è: meno finta democrazia, meno consociativismo, più leader da avallare con il consenso maggioritario.
    Ciò vale per lo Stato come per la impresa.
    Quanto ai problemi contingenti è chiarissimo che se ne esce solo con meno tasse e meno welfare….quindi ci vogliono lustri….si può fare prima e subito se accadesse un patatrac (vedi Grecia).
    Attrezziamoci allora ad ancora molti anni di cattiveria e di scontri sociali e politici.
    Per i saggi esiste sempre un buon rifugio nell’arte, nella musica e nelle buone letture, oppure nella semplice contemplazione della stupiditĂ  di molti nostri simili.

  • Gabriele Pillitteri

    Ottima analisi, brillante conclusione. A proposito della filiera logica ( illuminismo….ecc.) Peter Druker dall’alto dei Cieli sorride.