Quattro chiacchiere a ruota libera con Rosanna Santonocito

di Gabriele Pillitteri

Per coloro che non la conoscessero, Rosanna è dal 2007, l’anima di Job Talk, il blog del Sole 24 ore dedicato al lavoro. La pagina del blog si apre con una frase ripresa da un racconto di Raymond Carver: “ di cosa parliamo quando parliamo d’amore? ”; sostituendo la parola “amore” con la parola “lavoro” Rosanna ha attribuito a questa parola  di per sé  prosaica e utilitaristica, un inconsueto alone di poesia. Rosanna Santonocito è il tipico esempio di giornalista della carta stampata “fulminata” da Internet. Prima di diventare  responsabile del canale Job24 scriveva sul Sole 24 Ore da 15 anni, sia  di lavoro che di tecnologie. Ha gestito e coordinato il tabloid Cercolavoro Giovani e la sezione Lavoro& Carriere del lunedì e ha collaborato con Radio 24 su tematiche analoghe. Ha scritto 5 libri di orientamento di cui quello sul CV è stato un best seller del genere con 50.000 copie vendute. Galeotto fu quell’attitudine  che propiziò la ricerca di nuove sfide professionali nel mondo di  Internet. 

Siamo in un piccolo ristorante, apro la conversazione con la domanda di rito, mentre il cameriere ci porta il menù: “ son passati quasi 5 anni, come  è cambiato il profilo di chi frequenta il tuo blog, e come tale cambiamento si avverte nello stile dei commenti?

La risposta non è immediata, ma arriva puntuale prima ancora che potessi pensare ad un’altra domanda.

Il blog è un sensore dell’atteggiamento delle persone che non mente. E’ un rilevatore di verità che attraverso i commenti  mostra che il linguaggio è cambiato, così come sono cambiate le persone attirate e sollecitate a confrontarsi  nei social network. La cui frequentazione le  ha  abituate  a mettere tutto quanto in prima persona, in pratica a fare autobiografia. Un secondo aspetto è che se negli anni scorsi le persone avevano un po’ di timore a sbilanciarsi scrivendo ad un blog col brand del Sole 24 ore, con la frequentazione dei social network  si sono liberati dalla timidezza. Con un duplice effetto, continua Rosanna prima ancora che potessi aprire bocca. Una parte dei frequentatori del blog mi segue anche su Twitter dove i follower sono quasi 3000, il linguaggio e lo stile delle conversazioni è migliorato, quasi professionale,  solo che … la voce di Rosanna diventa un sussurro, mi giungono  anche commenti “ fuori contesto”, gratuitamente offensivi, sintomi di un malessere psicologico di chi fatica a trovare il suo ruolo nella società e trova nei social network e nei  facili momenti di condivisione il surrogato sociale di cui hanno bisogno.

Mentre osservo un grissino sparire, sulle labbra di Rosanna appare un sorriso che invita  a nuove domande e considerazioni. Poteva forse mancare: “Cosa vedi nel futuro dei blog diciamo professionali fra i quali c’è anche il tuo? Senza un attimo di esitazione la risposta è come un fiume in piena:

“ Credo che il futuro dei blog sia quello di entrare  con maggior decisione nel cono di luce della professionalità e non solo per i contenuti ma anche per le modalità di fruizione  come i video, o perfino  la voce anche senza immagine stile radiofonico. Bisognerà tenere la barra  sulle innovazioni tecnologiche, catturare  l’attenzione dei seguaci della “mela” hungry and foolish, e creare  appuntamenti fissi con rubriche gestite “ in diretta”.  Il blog per distinguersi dalle community professionali   o da semplici interventi sostitutivi che potrebbero essere realizzati nei social network, deve guardare sempre avanti, in una parola deve essere l’avanguardia con ciò che sperimenta tutti i giorni con i suoi followers.” I quali dovranno essere sempre più coinvolti. In fondo lo scopo di un blog non è forse quello di moltiplicarsi e di  replicarsi nella rete? E chi può farlo se non chi segue  e poi diffonde col metodo della impollinazione culturale?

Ci alziamo, ci incamminiamo lungo un marciapiedi battuto dal sole. Ci salutiamo con la parola magica “ arrivederci”.