Arte di lavorare in politica è “Arte di governare”

di Gabriele Pillitteri

Per prima cosa definiamo cosa significhi governare e analizziamo se l’attività svolta vi corrisponda. Mi avvalgo del contributo di Peter Drucker, in particolare delle sue osservazioni nel libro “The age of discontinuity” che hanno ricevuto il plauso di Margaret Tatcher. Nel capitolo “I mali dello Stato” egli così definisce lo scopo del governo: “è di assumere decisioni fondamentali e di realizzarle con efficacia, è di focalizzare le energie politiche della società, è di sottoporre all’attenzione pubblica le questioni, è di proporre scelte fondamentali”. Dunque: proporre, decidere, realizzare.

In merito alla leadership egli cita due esempi, Franklin Delano Roosevelt e Winston Churchill “i quali ottennero risultati che uomini più deboli non sarebbero stati capaci di ottenere perché avevano il coraggio che danno le forti convinzioni, la volontà di elaborare politiche audaci ed efficaci, l’abilità di mobilitare la visione popolare”. Non è dunque una mera casualità se i due Grandi hanno contribuito a salvare l’America e l’Europa.

Ora analizziamo, secondo il paradigma di Drucker, il comportamento del nostro governo e vediamo se è in grado di “salvare l’Italia”.

1) PROPORRE. Per proporre una via di salvezza,  bisogna capire da dove vengono i pericoli e la loro gravità, possedere quei sensori che ti permettono di entrare in sintonia con la storia. Poco di questo è avvenuto perché tutti (governo e opposizione ) sono troppo indaffarati nel rimanere in sintonia con il proprio elettorato. Solo un personaggio della scena politica ha intuito la gravità della situazione italiana ed è il Capo dello Stato, il Presidente Napolitano che al meeting di Rimini ha fatto un discorso vigoroso accusando il governo di aver taciuto la gravità della situazione e l’opposizione di cercare il capro espiatorio nel governo. Napolitano ha inoltre invitato la classe dirigente del paese a riflettere sul fatto  che “viviamo in un’epoca in cui tutti devono rivedere le proprie aspettative”. In pratica svolge il ruolo di leader psicologico del Governo.

2) DECIDERE. In assenza della naturale leadership di chi ha ricevuto i voti dai cittadini, il governo non poteva far altro che proporre in continuazione soluzioni diverse per trovare, attraverso un continuo aggiustamento dei conti, il modo di ottenere il benestare da clan e corporazioni (quelli che il Prof. Ernesto Galli della Loggia ha mirabilmente definito il blocco conservatore immobilista) alla manovra di bilancio. Capacità decisionale supportata da leadership? A voi la risposta.

3) REALIZZARE. L’imprenditore a capo del governo si è sempre vantato di essere un eccellente realizzatore. Verissimo, nel suo campo è un campionissimo. Ma un vero leader di governo non confonde il concetto della realizzazione con “ faso tuto mi”. Realizzare nell’arte di governare significa domare gli appetiti degli alleati e farsi obbedire dalla burocrazia la quale è l’unica struttura dello stato che ha la missione di fare. Per tanto non bisogna illudersi che la manovra testè approvata dal Parlamento sarà realizzata con efficacia. Scommetto che alla fine dell’anno in corso qualcosa cambierà, soprattutto nei tagli alla spesa degli enti locali e dei ministeri.

A queste considerazioni bisogna aggiungere un fatto che  il governo finge di non vedere. Se il Pil dal 2012 non crescerà  almeno dell’1,5% –  2% annuo sarà difficile che gli investitori abbiano fiducia  che l’Italia  possa restituire i denari investiti in molti anni e con tanta generosità nelle obbligazioni pubbliche. Ma per crescere l’economia ha bisogno di interventi a cui pochi credono che questo governo, questo parlamento, questa classe politica vorrà  realizzare  perché consistono nel tagliare vigorosamente la spesa improduttiva che si annida nel dominio pubblico supportato dai partiti, e  mettere tali risorse a disposizione della produttività, degli investimenti e dei consumi. Se ne parla da qualche decennio senza risultati. Dobbiamo ancora sperare? A voi la risposta.

  • vittorio

    Credo che i governi (e le classi dirigenti politiche) siano sotto ricatto da parte della finanza internazionale, che dopo essere riuscita a farsi dare soldi a copertura dei propri fallimenti nel 2008/9, ora sta mettendo in campo dei meccanismi per non restituire il dovuto. Per opporsi ad un andazzo simile occorrerebbe un grande coraggio dei leaders e un grande collegamento tra gli stessi. Nessuno ha voglia di percorrere la via del coraggio e di ergersi al di sopra della mediocrità di personaggi come la Merrkel, Sarkozy, mettiamoci pure anche Obama per non parlare dei nostri

  • Paolo

    Innanzitutto complimenti per il mix tra sintesi, chiarezza e assenza di banalità su una tematica in cui la scivolata populista è semplice. Concordo sulla visione d’insieme, sottolineo come la rettitudine e l’onestà intellettuale e morale siano senza colori politici e portino personaggi come Napolitano ad ergersi come un faro nella tempesta, dicendo con coraggio parole di saggezza, verità ed umiltà, senza pensare ai sondaggi o alle lobbies, come un politico dovrebbe fare. Per quanto concerne la risposta: io credo che ce la faremo, ma non per nostri meriti, Bruxelles, i fondi cinesi, il Brasile, ci daranno indicazioni e soldi che questo governo non ha coraggio di prendere e reperire. Poi dovremo cavarcela da soli, sicuramente con altri attori. Sarà però responsabilità di una nuova classe politica il radicale cambiamento del linguaggio e di conseguenza del comportamento. Solo chi ha il coraggio e la lucidità di parlare la lingua della verità (come Roosevelt e Churchill), può muovere una nazione verso grandi traguardi.