Pillole di management – Drucker

Gabriele Pillitteri

Gabriele Pillitteri

Lo storico pensa al passato, il giornalista pensa al presente, Drucker pensava al futuro coniugandolo con il passato e il presente donde coglieva i segnali di ciò che sarebbe accaduto negli anni a venire nella società politica, nelle organizzazioni, nel management, nelle professioni.

Merito della sua cultura multidisciplinare, merito della sua non specializzazione. Merito delle sue letture, centinaia di libri divorati presi a prestito dalla libreria pubblica di Francoforte mentre lavorava al mattino e si laureava in legge. In particolare “ Le  Riflessioni sulla Rivoluzione Francese” di Edmund Burke, e “Comunità e società” di Ferdinand Tonnies, classico della sociologia tedesca dell’ ‘800, saranno ricordati da Drucker come testi fondamentali per la sua formazione. Nel suo primo libro “The End of Economic Man” pubblicato nel 1938 quando ancora non aveva compiuto 30 anni aveva previsto lo sterminio degli ebrei, e tutte le mosse di Hitler  con cui sarebbe dilagata in Europa la seconda guerra mondiale. Winston Churchill recensì con entusiasmo il libro e quando divenne primo ministro, ne fece stampare un certo numero di copie che vennero offerte a coloro che entravano nella pubblica amministrazione inglese.

Nel suo secondo libro “The future of industrial man” scritto nel 1942 quando ormai era negli Stati Uniti, scopre che insieme agli stati e negli stati è cresciuto un nuovo centro di potere;  la grande industria che dalla fine dell’800 ha  imposto nuovi modelli economici, nuove responsabilità  e nuovi valori. Nel dopoguerra “vede”  l’effetto straordinario della libertà nel nuovo pluralismo con la nascita insieme alla  grande impresa di nuovi istituzioni  quali università, ospedali, sindacati, assistenza pubblica e privata, centri sportivi, ecc, ognuno con una propria visione e obiettivi. La visione di Drucker, è  che stava nascendo la nuova società delle organizzazioni  e del management che le guida di cui definisce l’attività, i confini operativi  e le responsabilità politiche e legali in “The practice of management” (1954). Ma le organizzazioni fondano il loro successo sulla conoscenza:  la nuova società  diventa secondo Drucker la società della conoscenza,  il lavoratore diventa il knowledge worker e il management lavora per obiettivi. “Managing for result” (1964). Drucker negli anni 50 e 60 “vede” 15 anni avanti.

Alla fine degli anni 60  con “ The age of discontinuity”  riceve da  Margaret Tatcher la pubblica dichiarazione di essersi ispirata ad un capitolo del  libro per la politica delle privatizzazioni e, per l’azione  politica, al concetto:“ per essere efficace un governo deve smettere di fare, deve concentrarsi sulla elaborazione di una politica e sulle relative decisioni, sulla fissazione di standard e sull’elaborazione di una visione, cioè, in definitiva, sul governare. Che un governo non deve fare perché chi fa non governa, chi glielo dice a SB?

Non solo Londra, ma anche Tokio trova ispirazione in “ The age of discontinuity”. Il primo ministro giapponese dell’epoca dedicò al capitolo “i mali dello stato” la maggior parte del messaggio di capodanno del 1970. E in Italia? Forse non conoscevano l’inglese.

L’originalità del pensiero di Drucker  è  la naturale predisposizione a contestualizzare  le conoscenze storiche, sociali, psicologiche, tecnologiche  con cui approfondisce i nuovi paradigmi del management e le strategie da adottare nelle nuove realtà derivanti dai cambiamenti imposti dalla demografia, dalla evoluzione delle tecnologie, dal mutamento di atteggiamento dei clienti/ utenti, dalla caduta dei modelli di gestione delle risorse umane. Quando le nuove tecnologie informatiche fanno piazza pulita della” meccanica d’ufficio”, Drucker ci regala il paradigma della produttività riferito ai Knowledge worker: “la sfida del management del XXI secolo sarà quella di rendere produttivi i lavoratori che applicano la conoscenza al lavoro, come è stato fatto nel XX secolo con i lavoratori manuali.”

Pubblica l’ultimo libro nel 2002 “Managing the future” e riceve il 9 luglio  la Presidential medal of  freedom da George Bush. L’11 novembre del 2005 se ne va, qualche giorno prima di compiere 96 anni. I media americani gli dedicarono pagine e servizi televisivi e titoli come: “Drucker una colossale eredità”.  In Italia 10 righe sul Sole 24 ore, tanto nessuno vorrà reclamare la sua eredità.

Testi consigliati:

Una società che funziona” Ed. Franco Angeli

“Le sfide del Management del XXI secolo” Ed. Franco Angeli

“Riferimenti per il futuro. Elementi per orientarsi in un’epoca di transizione”  Ed. Franco Angeli

 

  • http://bloginforgroup.wordpress.com Inforgroup Blog

    Durante il periodo di ricerca per questo articolo ci siamo imbattuti in questa testimonianza del Business Week pubblicata a pochi giorni dalla morte di Drucker. Ne consigliamo la lettura

    http://www.businessweek.com/magazine/content/05_48/b3961001.htm

  • Arianna De Pasquale

    “He taught generations of managers the importance of picking the best people, of focusing on opportunities and not problems, of getting on the same side of the desk as your customer, of the need to understand your competitive advantages, and to continue to refine them. He believed that talented people were the essential ingredient of every successful enterprise.”

    L’ho preso dal testo dell’articolo del Business Week: mi sembra il cuore del suo pensiero (Drucker) in quanto Guru del Management.

    Arianna

  • Marco

    Una delle frasi sue che porto con me è “Managers do things right, Leaders do the right things”.. Credo sia la base della crisi della nostra classe imprenditoriale e dirigenziale oggi. E’ stato il mio professore per due anni ed era incredibilmente illuminante parlare con lui.

    Consiglio il sito http://www.druckerbusinessforum.org/ per aggiornarsi su come gli studiosi oggi stanno cercando di portare avanti la sua eredità.
    Molto si trova anche su http://www.druckerinstitute.com/

    Se poi andate su ITunes U trovate diverse lezioni del Prof. Maciariello, che si è assunto il difficile ruolo di trasmettere nel tempo il pensiero e il metodo di Peter F. Drucker.

  • Gabriele Pillitteri

    Grazie Marco, seguirò i tuoi consigli.
    Gabriele